Il Friuli Venezia Giulia è terra di noci, al punto da far dire a Giosuè Carducci, in uno dei suoi soggiorni alle terme di Arta in Carnia:

 

     “ ...oh noci della Carnia addio! Erra tra i vostri rami il pensier mio                                             sognando l'ombre d'un tempo che fu!... “

 

          (Giosuè Carducci, Il Comune Rustico)


Juglans Regia:

 

Nell'antichità intorno a questo albero maestoso, emblema di prosperità e protezione, si affollavano simboli, credenze e miti. I suoi frutti raccolti in settembre-ottobre, che per forma e contenuto ricorderebbero la testa umana, sembra che fossero indicati per curare le malattie della mente e dell’amore. Ne veniva fatto dono a coloro che soffrivano di deperimenti, o erano messi nelle tasche dei giovani per farli innamorare. Alle noci si attribuivano anche virtù afrodisiache per l’eccezionale potere nutritivo e corroborante (una noce 45 calorie), e la forma che identificava in questo caso gli attributi maschili. Per la doppia protezione garantita al frutto da guscio e mallo, Plinio scriveva che le noci erano l’emblema della stabilità del matrimonio. Dedicate a Giove e definite “cibo degli dei”, venivano gettate in aria e offerte durante le cerimonie nuziali.

 

        “…prepara nuove fiaccole, ti si conduce la sposa;

             spargi, o marito, le noci…”

                                                             (Virgilio)

 

Durante il Medioevo con il frutto si curava la debolezza di stomaco, l'infuso di foglie era indicato per la tosse e l’asma, i gusci tritati servivano a lenire il mal di denti.

Sotto la folta chioma del noce venivano celebrati varie tipologie di riti. Nel VII sec. divenne celebre il noce di Benevento, albero secolare fatto abbattere dal vescovo Barbato per impedirne l’uso pagano. Nei secoli si affermò la credenza che le noci acquistassero valenza magica se raccolte nella notte di S.Giovanni; preposte all’operazione erano donne munite di un apposito strumento non di legno; dalle noci verdi ed immature, messe a infusione nell’alcol, usciva un liquore detto “Nocino”. Oggi a questo frutto oleoso molto energetico, ricco di grassi, calcio, ferro e sali minerali, vengono riconosciute molte qualità. Tonico del sistema nervoso, antisettico ed emolliente della pelle, colorante per abbronzanti e capelli.

Tratto da http://www.taccuinistorici.it/